Albeggiare – Il libro giusto.

Illustrazione tratta da “Il silenzio perfetto”, Topipittori.

Ho chiuso lo scorso articolo con alcune domande. Che tu abbia provato a rispondere o no, riparto da quelle per introdurre un concetto che ritengo fondamentale quando si parla di libri:

Sempre più spesso i libri vengono intesi come dispensatori di risposte e scrigni di preziose – e precise – soluzioni. Ci aspettiamo di trovare tra le pagine quello che crediamo ci manchi, cercando gli strumenti migliori per vivere.

Ebbene, io penso che più che a trovare risposte, i libri servano a farsi buone domande.

I libri sono porte: aprire un libro significa spalancare un universo di possibilità per guardare la vita in modo un po’ nuovo…e tutto ciò che nuovo non può fare a meno di portare con sé nuove domande e riflessioni.

Quindi non credo che siano i libri ad avere le risposte che cerchiamo.

Credo che ciascuno di noi costruisca le proprie risposte in quello spazio di incontro fra sé stessi ed il mondo, e che in quello spazio i libri rappresentino preziosi compagni di esplorazione.
Illustrazione tratta da “La gigantesca piccola cosa”, Donzelli Editore

Nell’ottica di “Albeggiare”,  anche un albo illustrato può rappresentare quell’interfaccia, quella soglia aspetta solo di essere varcata.

Non si tratta quindi solo di un bell’oggetto da sfogliare: un albo ci parla invitandoci ad ascoltare ciò che ha da dire, ma anche – o forse soprattutto – ciò che quello che dice ci suscita. Leggere un albo significa allora entrare in relazione con un’entità con la quale è possibile “dialogare”. Quante volte capita che ci sembri che un libro ci parli direttamente, che sia stato scritto appositamente per noi, che parli di noi

Naturalmente sta a noi decidere se e come entrare in questa relazione e cosa farcene.

Tuttavia, per chi ha sempre fame di conoscersi più a fondo, credo che valga la pena aprire questo dialogo, stando in ascolto delle pagine e di noi stessi.

Quello che un libro ci suscita è unico perché deriva dall’intreccio tra le parole lette, le immagini viste, la nostra storia e il momento che stiamo vivendo, le cose di cui siamo consapevoli e quelle di cui non lo siamo. Se stiamo in ascolto, possiamo “sentire” cose interessanti, curiose, sorprendenti. Alcuni libri hanno significati evidenti, ma ciò non vuol dire che siano uguali per tutti. Per questo il rapporto che instauriamo con i libri è intimo ed estremamente personale.

In libreria ci viene spesso chiesto aiuto per scegliere tra i vari libri che abbiamo proposto. Quasi sempre, la nostra non è una risposta diretta, quanto piuttosto un rimando a quel dialogo albo-persona. Senti che quel libro ti ha toccato ed emozionato? Senti che ti sta comunicando qualcosa, anche se non hai capito bene cosa?

Allora questo è il libro giusto. Non giusto in assoluto, ma giusto per te.
Illustrazione tratta da “La montagna di libri più alta del mondo”, Valentina Ed.

Credo che ciascuno di noi abbia in sé un nucleo di saggezza che non deriva dall’anzianità o dalle esperienze, ma alla capacità di stare in contatto con la parte più profonda e autentica di noi

Quando ascoltiamo attraverso quella parte saggia di noi, sappiamo intuitivamente cosa è buono per noi e cosa no…Dove per buono non si intende necessariamente piacevole, ma utile per crescere

E allora, oggi ti chiedo: cosa si muove dentro di te quando leggi un libro che ti tocca? Cosa racconta di te?  A quali esperienze passate ti riporta, o verso quali futuri possibili ti proietta? 

Buone riflessioni!